Renzo Piano e le periferie

Lunedì 21 Settembre 2026 04:44 Maria Fanizza Reading point - Recensioni
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Renzo Piano e la sfida delle periferie: fabbriche di desideri e bellezza Maria Fanizza

Tutto comincia in un giorno di pioggia a New York, all’interno di un taxi bloccato nel traffico. Il telefono di Renzo Piano squilla: dall’altra parte c’è il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che gli propone di diventare senatore a vita.

L’architetto, sorpreso, chiede qualche giorno per riflettere e telefona a Claudio Abbado, al quale Napolitano ha rivolto la stessa proposta. Il celebre direttore d’orchestra ha già accettato e possiede un obiettivo preciso: rendere obbligatorio l’insegnamento della musica nelle scuole.

Renzo Piano, invece, impiega una settimana per trovare la propria strada. Sono giorni di riflessione e notti insonni, finché decide di tornare a un tema che gli sta particolarmente a cuore: le periferie.

«C’è una bellezza straordinaria nelle periferie, una bellezza umana: sono fabbriche di desideri», afferma. Cresciuto nella periferia di Genova, Piano conosce bene questi luoghi, troppo spesso considerati marginali, ma ricchi di energie, relazioni e possibilità.

 

Nasce così un’esperienza dedicata alla rigenerazione urbana e sociale, portata avanti attraverso numerosi progetti realizzati da giovani professionisti con l’aiuto di tutor esperti. Il volume curato da Silvia Pellizzari raccoglie queste iniziative e le organizza in diverse aree tematiche.

Ci sono i parchi progettati a Modena, Padova e Torino; le piazze di Bari e Rovigo; i trenta alberi destinati al quartiere ZEN2 di Palermo; la scuola modello di Frosinone; i presìdi di quartiere realizzati a Milano, Padova e Siracusa; gli spazi dedicati allo sport a Roma.

Una particolare attenzione è riservata anche alle cosiddette “periferie dell’anima”: luoghi nei quali il disagio non è soltanto urbano, ma anche umano e sociale. Ne sono esempi il modulo per l’affettività e la maternità del carcere di Rebibbia, dove le detenute possono accogliere i propri figli piccoli, e il progetto dedicato al Cimitero delle Fontanelle di Napoli.

A questi interventi si aggiungono i masterplan elaborati per Marghera e Librino, pensati per restituire identità, servizi e nuove opportunità a territori complessi.

Non tutti i progetti hanno avuto lo stesso successo. Una piazza, un parco o un giardino possono continuare a vivere soltanto se gli abitanti li riconoscono come propri, li frequentano e se ne prendono cura. Perché la vera rigenerazione urbana non nasce esclusivamente dall’architettura, ma dalla partecipazione delle persone.

Renzo Piano definisce questi interventi “gocce di energia”: piccole scintille capaci di accenderne altre e di avviare un cambiamento più ampio. È questa la sua visione delle periferie: non luoghi da cancellare o dimenticare, ma spazi da ascoltare, valorizzare e trasformare in nuovi centri di vita, bellezza e speranza.