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Biagio Caldarelli torna a Bari Maria Fanizza
Alla Pinacoteca Metropolitana “Corrado Giaquinto”, oltre 160 opere raccontano l’universo di Biagio Caldarelli,un artista che ha attraversato l’arte con curiosità, ironia e uno sguardo aperto al mondo.
La mostra “Errare è umano” è visitabile fino al 10 gennaio 2027.
Ci sono artisti che continuano a porre domande anche dopo la loro scomparsa. Biagio Caldarelli è uno di questi. Le sue opere invitano a seguire un’intuizione, a riconoscere un legame inatteso, a lasciarsi sorprendere. Bari torna oggi a incontrarlo attraverso Errare è umano, la grande retrospettiva inaugurata il 2 ottobre alla Pinacoteca Metropolitana “Corrado Giaquinto”.
Oltre 160 opere, distribuite tra il salone del colonnato del Palazzo della Città Metropolitana e gli spazi della Pinacoteca, restituiscono l’ampiezza di una ricerca interrotta troppo presto. Nato a Bari nel 1951 e scomparso nel 1999, a soli quarantasette anni, Caldarelli ha vissuto la creazione artistica come un’esplorazione continua: tecniche diverse, richiami alla storia dell’arte, incontri e suggestioni diventavano occasioni per aprire nuove possibilità espressive.
Il titolo della mostra, tratto da una sua opera, offre una chiave per avvicinarsi a questo universo. Errare è umano evoca il cammino di chi cerca, si avventura, accetta l’incertezza. Nella ricerca di Caldarelli trovano spazio il sapere e il gioco, la memoria e l’invenzione, insieme a quell’ironia che permette di osservare le cose da un’angolazione imprevista.
Da Bari, uno sguardo sul mondo
La sua storia è profondamente intrecciata a quella della galleria di Marilena Bonomo, luogo d’incontro con l’avanguardia internazionale. Qui, nel 1980, Caldarelli tenne la sua prima personale; qui si alimentarono relazioni e scambi che avrebbero accompagnato tutta la sua carriera, aprendogli anche importanti occasioni espositive all’estero.
Bari fu il punto di partenza di un dialogo capace di superare i confini geografici. Le sue opere entrarono in collezioni italiane e straniere, tra cui la Collezione Sol LeWitt al Museo di Hartford, negli Stati Uniti. La retrospettiva permette di ritrovare questa dimensione internazionale senza perdere il legame dell’artista con la propria terra.
Particolarmente significativo è il rapporto con Alighiero Boetti, approfondito attraverso testimonianze e opere. Fu Boetti a coinvolgerlo nel progetto Alighiero Boetti / Biagio Caldarelli – 16 Accordi a tre mani, prodotto e presentato a Bari nel 1992. Un’esperienza che porta nel percorso espositivo la forza dell’incontro e della creazione condivisa.
Le opere originali e gli accostamenti con Marcel Duchamp, Sol LeWitt, Pino Pascali e Alberto Savinio consentono inoltre di seguire alcune delle presenze che hanno nutrito il suo immaginario.