In giro per il mondo, il museo di Pella
Maria Fanizza
In giro per il mondo: il museo di Pella
A Pella, un paesino che si trova sulla strada che da Salonicco va verso Edessa, si trova un nuovo ed interessante museo. E' situato alle pendici sud-est della collina dove era il palazzo della dinastia macedone. L'edificio ha un atrio rettangolare, che fa riferimento al peristilio cortile centrale delle antiche case greche. All'ingresso del museo, come in segno di benvenuto ad accogliere i visitatori, una testa scolpita nel marmo bianco; si tratta del ritratto di Alessandro Magno, il quale viene rappresentato come un dio, infatti gli occhi sono rivolti verso l'alto, verso il sole, perché solo gli dei potevano guardare il sole, e sempre all'ingresso c'è anche una statuetta con gli attributi caratteristici del dio Pan, mezzo uomo e mezzo caprone, il dio della prosperità. I reperti più importanti, però, sono il pavimento a mosaico realizzato con sassolini, lithostrota, nati più con funzioni pratiche che estetiche, per rendere impermeabile e resistente all'uso il pavimento in terra battuta.La tecnica a ciottoli infatti raggiunge l'apice proprio qui a Pella, città natale di Alessandro Magno nel V secolo a.C.: nonostante la scarsa gamma di colori, si rappresentano con ottimi risultati animali, scene di caccia, episodi della mitologia. Qui si trova per la prima volta il nome di un autore, Gnosis. Spesso, veniva inserita una sottile lamina di piombo, per evidenziare il contorno dei soggetti o definire piccoli particolari, come si farà, diversi secoli dopo, nelle vetrate policrome del gotico. Quelli più belli sono: il pavimento della Case di Dioniso che rappresenta il ratto di Elena, e quello della Casa dei Gessi nella foto che rappresenta una scena di caccia.
Ultimo aggiornamento ( Giovedì 21 Novembre 2013 15:52 )
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La Maison de la Radio

La maison de la radio
di Vincenza Fanizza
FIRENZE- Arriva nelle sale, dopo essere passato a “France Odeon”, il documentario “La maison de la radio” di Nicolas Philibert.
Dopo il poetico e suggestivo film “Essere e avere” (2000), in cui Philibert ci mostrava il mondo della scuola e ridava dignità e consapevolezza al lavoro dell’insegnante, ora il documentarista francese ci racconta un nuovo mondo, un universo che vive di suoni e di parole.
Infatti il documentario “La Maison de la Radio” di Nicolas Philibert fa viaggiare lo spettatore all'interno dell'universo radiofonico di Radio France, svelandone i segreti più nascosti.
La casa della radio è infatti l’enorme edificio circolare sito al 116 dell’Avenue du Président Kennedy, nel sedicesimo arrondissement, sede di Radio France, il servizio pubblico radiofonico francese.
Ma come si fa a raccontare, per immagini, la radio?
Philibert ha un metodo molto particolare: cerca di entrare in una realtà e ci rimane per moltissimo tempo, quasi a far divenire la propria presenza impercettibile, parte dell’ambiente, e aspetta che qualcosa succeda. Non avere la garanzia del risultato è da sempre “l’atout” del cinema documentaristico di Philibert che, non volendo in alcun modo alterare quanto osserva, si rimette alla casualità. Anche in questa occasione conferma quella leggerezza di toni, la delicatezza di tocco che abbiamo ammirato negli altri lavori.
Philibert, dunque, questa volta, “abita” per molti mesi la sede di Radio France: ne percorre i corridoi, ne spia gli animatori e gli ospiti maneggiando con sensibilità una camera mobile ma mai invasiva. Dal più anonimo dei presentatori a star internazionali come Umberto Eco, tutti coloro che danno vita all'esperienza di Radio France diventano così protagonisti, parte di un affresco collettivo ricco di sorprese. Ventiquattro ore nella vita di Radio France, da un’alba all’altra.
“La maison de la radio” è dunque un viaggio nel cuore della radio per scoprire ciò che di solito sfugge al nostro sguardo: i misteri di un supporto la cui vera e propria materia rimane invisibile.
Ultimo aggiornamento ( Lunedì 11 Novembre 2013 08:37 )
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"Non ho mai visto il mare", il nuovo film di Matilde Tortora
“Non ho mai visto il mare”, il nuovo film di Matilde Tortora
di Vincenza Fanizza

Presentato e proiettato in anteprima assoluta a “Volver”, la XXXV Edizione del Festival Internazionale di “Cinema e Donne”, a Firenze, al Cinema Odeon, sabato 26 ottobre alle 18, alla presenza dell’autrice, il nuovo film della regista Matilde Tortora “Non ho mai visto il mare” ha come tema centrale il ricordo di una rincorsa, muta, accelerata, reiterata quanto basta a una bambina a divenire adulta: la ricerca da parte di chi è stata bambina, di chi è bambina oggi di quanto le viene spesso con arbitrio negato.
“Il film- spiega l’autrice- è nato dall’assunto che niente come il mare sembrerebbe destinarsi, offrirsi, essere dato come possibile a chiunque, bambini e ragazzi compresi. Ma non è sempre così. Sicché il mare in questo film diventa metafora di tutto quello che è invece disatteso, non dato, o solo a volte apparentemente dato”. “Inoltre questo film- continua Matilde Tortora- è anche un’opera di “metacinema” , un omaggio a cineasti che nel corso degli anni in alcuni loro film hanno mostrato ragazzi e/o ragazze cui in modi diversi il mare non è stato dato, o è stato loro fatale. D’altronde in questo film la bambina d’un tempo, la ragazza che è stata, ha modo, nella sua traversata, di intravedere anche personaggi biblici e personaggi di poemi epici riassumendo la lunga traversata di ciascuno su mari non sempre amici”.
Ultimo aggiornamento ( Giovedì 14 Novembre 2013 16:53 )
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Paul klee alla Tate gallery a Londra
Paul Klee alla Tate Gallery a Londra
di Maria Fanizza
E' in corso una mostra molto interessante del padre dell'arte astratta Paul Klee, presso la Tate gallery di Londra.
Paul Klee e' un artista conosciuto come un sognatore ed un poeta,
Nato in Svizzera da entrambi i genitori amanti della musica: il padre infatti era un insegnante di pianoforte, organo, violino e canto e sua madre insegnante di canto e cantante. Tutta la sua formazione percio' e' musicale ma per lui insieme alla musica altrettanto importanti sono l'arte e il disegno, disegno che esercita inizialmente solo come hobby. Egli dipinge paesaggi e suona il violino nell'orchestra di Berna; dopo il liceo, va a studiare a Monaco, ma viene rifiutato dall'Accademia; perciò continua a studiare privatamente disegno.
Nonostante il suo amore per il disegno e la pittura, le sue prime mostre furono un grande flop; percio' si ritira a Berna a vivere con i suoi genitori. Ma essendo l'arte la sua grande passione, ritorna a vivere a Monaco con Lily, sua moglie. Nel 1911 conosce Kandisky, il quale lo invita a partecipare al gruppo "Der Blaue Reiter" diventando percio un grande amico dei pittori di questo gruppo e con questi pittori organizza una mostra. In aprile va a Parigi dove incontra Picasso, Braque e Delaunay che influenzeranno moltissimo la sua arte. Anche il viaggio in Turchia influenzera' molto la sua pittura insieme alla musica del posto. Nel 1915 Klee diventa molto produttivo e considera l'astrattismo come un movimento rivoluzionario, i suoi amici muoiono al fronte e anche lui viene arruolato e per tre anni sarà al fronte.
Nel 1920 pubblica le sue creative confessioni che si aprono con la dichiarazione:"L'arte non riproduce il visibile, ma piuttosto essa crea il visibile".
E' di questo stesso anno la sua prima significativa mostra con 362 dipinti, nel 1921 egli insegna al Bauhaus, chiamato dall'architetto W. Gropius, l'esperienza si concluderà nel 1931, anno in cui sarà chiamato ad insegnare all'Accademia di Dusseldorf. Nel 1933 viene costretto a dare le dimissioni dall'Accademia perchè la sua arte dal regime nazista era considerata "degenerata". Si ritira perciò a Berna dove gli é stato consacrato un museo che contiene più di 4000 opere; l'edificio é stato progettato dall'architetto R Piano.
Ultimo aggiornamento ( Giovedì 31 Ottobre 2013 11:41 )
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